Posted on

Attività di Endurance

L’organismo dispone di riserve energetiche lipidiche ampiamente sufficienti per le normali necessità metaboliche ed anche per le più faticose discipline sportive. Per un fisico normale ed allenato, che si alimenta correttamente, anche le riserve proteiche sono generalmente sufficienti per la richiesta energetica durante la prestazione. Solo in condizione di deplezione glucidica (esaurimento delle scorte di carboidrati) avviene un importante catabolismo proteico a carico del tessuto muscolare.

Le riserve energetiche glucidiche sono invece determinanti al fine del risultato e l’insorgenza del senso di fatica è strettamente correlata alla disponibilità di glucidi a livello muscolare ed ematico.

Quando la glicemia si abbassa al di sotto del limite fisiologico (5mmol/l), la performance risulta rapidamente compromessa.
Un adeguato rifornimento di glucosio è in grado di garantire una riserva energetica prontamente disponibile per il sistema nervoso centrale e per i muscoli.
Questo si traduce in un prolungamento della durata dello sforzo fisico, miglioramento delle capacità di attenzione mentale e di coordinazione neuromuscolare, ritardo nella comparsa dei sintomi della fatica fisica e psichica. Ad esempio nel ciclismo o nella maratona la perdita di energia del corpo non dipende solo dall’intensità dello sforzo ma anche dalla sua durata e dalle condizioni ambientali in cui ci si allena o si gareggia.

Un’adeguata scorta di energia e di liquidi è importante per affrontare le varie situazioni e per prevenire gli stati di fatica determinati dalla carenza di acqua, sali e carboidrati.
La freschezza atletica dipende dalla capacità di dosare le proprie energie e dalle scelte opportune in materia di integratori. Gli integratori energetici ed idrosalini non sono tutti uguali, è importante scegliere bene!

L’utilizzo di formulazioni studiate seguendo le regole di nutrizione e di biochimica consentirà di evitare condizioni critiche e di mantenere più a lungo la migliore condizione atletica.
Una Gran Fondo di ciclismo o una maratona sono competizioni impegnative ed à necessaria una preparazione graduale con un progressivo allenamento ed un aumento costante del chilometraggio percorso.

L’alimentazione svolge un ruolo cruciale, sia negli allenamenti, sia durante la gara. E’ indispensabile bere molto, soprattutto se il clima è caldo e se si suda tanto. Si devono reintegrare acqua, sali minerali e carboidrati. Durante l’attività è indispensabile utilizzare bevande ipotoniche studiate e bilanciate.

E’ importantissimo non dimenticarsi di assumere una aliquota di energia sotto forma di carboidrati, prima, durante e dopo ogni allenamento e ogni gara. Nelle fasi pre-gara o pre-allenamento è importante rifornire l’organismo di micro e macronutrienti idonei alla preparazione del fisico allo sforzo ed alla resistenza. Sono indicati preparati con carboidrati, minerali ed aminoacidi liberi ad elevata velocità di assimilazione e svuotamento gastrico, per mantenere costanti le riserve energetiche.

Per ridurre i tempi di recupero, inoltre, sono necessari carboidrati ed aminoacidi (anche a catena ramificata) somministrati precocemente dopo lo sforzo ed eventualmente proteine in caso di sforzi molto intensi che potrebbero aver creato una eccessiva condizione di catabolismo muscolare da esercizio protratto in condizioni di deplezione glucidica.
Se si seguono corrette indicazioni nutrizionali, è più rapida la ricostituzione dei tessuti muscolari con conseguente miglior resa in allenamento ed in gara. Le vitamine, i minerali, i cofattori metabolici, le sostanze adattogene ed i macronutrienti bilanciati, permettono di ripristinare l’equilibrio fisiologico che viene modificato dopo un intenso lavoro muscolare.

Posted on

Ciclismo e Gestione dello Sforzo

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è ottolini01.jpgDobbiamo sempre considerare che, durante esercizio, vi sono DUE PRINCIPALI RISERVE di ENERGIA principalmente utilizzate:
I FOSFAGENI ATP e PC, immagazzinati nelle cellule muscolari;

IL GLICOGENO, immagazzinato in grandi quantitativi sia nel muscolo che nel fegato.
Non vengono inclusi in questa lista altri serbatoi (lipidi ecc.), in quanto, pur essendo mobilizzati ed utilizzati, sono comunque attivati in forma indiretta, ma, soprattutto, il loro ripristino non avviene immediatamente nelle fasi di RESTAURO,  ma durante successive fasi metaboliche (a lungo termine).
La ricostituzione delle riserve immediate di ATP e PC, consumate durante l’esercizio, puo’ addirittura avvenire in pochi minuti, e, mediante allenamenti mirati e adattamenti dell’atleta, anche durante fasi di recupero ATTIVO durante la prestazione stessa!!! Questo ci porta a capire che queste riserve energetiche non possono costituire un LIMITE assoluto al nostro allenamento o comunque lo possono condizionare solo in modo parziale. Un giusto programma alimentare e di integrazione e’ piu’ che sufficiente a garantire all’atleta di effettuare addirittura doppi allenamenti giornalieri senza assolutamente avere problemi energetici generali.
Se consideriamo le nostre RISERVE energetiche GLOBALI, potremo addirittura verificare che, grazie ad adattamenti metabolici dei nostri sistemi di produzione di energia, il nostro “motore” e’ addirittura capace di adattarsi o comunque di riconvertire diverse “benzine” nel carburante a lui piu’ idoneo. Ecco quindi che, terminati gli zuccheri, c’e’ una partecipazione delle scorte lipidiche o addirittura un metabolismo di alcuni aminoacidi e proteine. Anche qui il LIMITE di efficienza e di CAPACITA’ del nostro fisico e’ veramente ENORME e puo’ essere seriamente messo in crisi solo in prestazioni di “ultra-endurance” o nel caso di abitudini alimentari TOTALMENTE SCORRETTE.

Per meglio affrontare questo l’argomento, dobbiamo anche riprendere alcuni concetti base sul controllo nervoso della funzione muscolare.
Il nostro SISTEMA NERVOSO e’ composto dall’encefalo e dal midollo spinale e la sua unita’ anatomica di base e’ il neurone o cellula nervosa. Un IMPULSO NERVOSO e’ una modificazione dello stato elettrico della cellula nervosa.
Per avere un qualsiasi riflesso motorio (nel suo concetto piu’ semplice) e’ http://2.bp.blogspot.com/-oD0638TOTxo/Tha_QxFyV1I/AAAAAAAAAB4/ED7OWI04yDw/s1600/ottolini02.jpgnecessario che venga generato un segnale sensoriale dal Sistema Nervoso Centrale e che, mediante un neurone afferente, venga stimolato un neurone efferente o MOTORE che determina la risposta muscolare. TUTTI GLI IMPULSI NERVOSI vengono trasmessi da un neurone all’altro o da un neurone ad una fibra muscolare tramite trasmettitori chimici.
Questo e’ un RIASSUNTO fin esasperato del funzionamento del nostro sistema nervoso, che rappresenta uno dei sistemi piu’ complessi di tutto il nostro organismo (tanto che ancora alcuni processi devono essere completamente indagati e spiegati).
Una parte del nostro sistema nervoso, dotato di funzione indipendente, viene chiamato SISTEMA NERVOSO AUTONOMO: esso partecipa al controllo di attivita’ quali il movimento e la secrezione degli organi viscerali, la termoregolazione, ma entra anche in aiuto di alcune funzioni proprie del Sistema Nervoso Centrale.

Molte funzioni sono infatti direttamente DIPENDENTI dalle EMOZIONI, e possono quindi avere diretta dipendenza da un particolare stato mentale!!!
Come ultimo concetto vorrei ricordarvi che tutti i nostri muscoli sono in possesso di ORGANI di SENSO; il dolore che viene avvertito a livello muscolare in un muscolo affaticato o che sia stato vigorosamente contratto e’ dovuto alla stimolazione degli ALGORECETTORI, recettori dolorifici che si trovano non solo nelle stesse fibre muscolari ma anche nei vasi sanguigni (nelle arterie e non nelle vene) che irrorano le fibre muscolari, oltre che nel tessuto connettivo.
Ripresi questi concetti di base, possiamo capire come i livelli ENERGETICI possano influire sia direttamente sulle fibre muscolari, che sulla loro attivazione nervosa.

Tornando ora sulla considerazione che i limiti prestativi e di capacita’ dei nostri serbatoi energetici sono ALTISSIMI, possiamo finalmente capire come MOLTO spesso, la fatica e la sensazione di mancanza di energia durante allenamento siano dovute piu’ ad un processo di stanchezza e deconcentrazione mentale, che ad un vero e proprio calo fisiologico e metabolico.

Se pensiamo che, un determinato grado di ATTIVAZIONE MENTALE e di CONCENTRAZIONE sono in grado di far produrre maggiore adrenalina ed endorfine al nostro organismo, possiamo capire come spesso vi sia una DIPENDENZA DIRETTA della nostra capacita’ di ‘faticare’ e di riuscire a portare a termine un determinato lavoro con il livello elevato di stimolazione somatica e psichica.

Soprattutto per atleti giovani e per gli amatori, e’ spesso difficile riuscire a capire quando veramente ci avviciniamo al nostro limite prestativo e quanto effettivamente il nostro fisico sia in grado di sopportare ancora un determinato STRESS. Capita cosi’ molto spesso che, anche per un atteggiamento ‘preventivo’ e di ‘difesa’, molti atleti non riescano mai ad esprimere al massimo le loro capacita’ oppure non riescano a migliorare progressivamente i loro livelli massimali di prestazione.
Molto spesso, in particolare durante allenamento, quando vengono raggiunte determinate SOGLIE di dolore o di fatica, e’ proprio la nostra mente che ci fa desistere dal procedere, anche se ‘fisiologicamente parlando’ avevamo ancora energie, ma soprattutto i nostri processi metabolici muscolari e cardio respiratori erano in grado di poter spingere oltre!!!

PROVIAMO A CONTARE FINO A DIECI
Puo’ sembrare una battuta, ma uno dei primi consigli che do agli atleti piu’ giovani, nel caso di allenamenti molto intensi, in cui si debbano raggiungere picchi massimali, oppure si debbano effettuare delle prove cronometrate o TEST, e’, nel momento in cui si pensa o si sta per decidere di MOLLARE …di contare fino a dieci. Potete stare sicuri che, anche se la conta verra’ fatta molto velocemente, tutti arriveranno a MOLLARE dopo aver contato. Questo ci dimostra come in realta’, anche solo spostare per un attimo la concentrazione, dal dolore e dalla fatica, su un’altra cosa, puo’ concederci ancora un ulteriore fase di sforzo, ma soprattutto ci aiuta a capire che il momento in cui avremmo staccato la spina, NON ERA ASSOLUTAMENTE il nostro REALE LIMITE, ma solo un limite imposto in quel momento dalla nostra mente.

Riprendendo tutti i concetti analizzati, possiamo capire come la concentrazione e lo stimolo mentale, portino a determinati stati di attivazione metabolica (ad esempio la produzione di adrenalina e di endorfine arriva a TAMPONARE l’attivazione degli ALGORECETTORI e quindi anche la sensazione di fatica e di dolore muscolare vengono attenuati) che influiscono direttamente sulla prestazione.

Ovviamente, ci sono moltissime strategie per riuscire a gestire mentalmente gli allenamenti e le gare. Numerosi studi e teorie della PSICOLOGIA dello SPORT indagano e sviluppano
vere e proprie metodologie di allenamento mentale (MENTAL TRAINING) e codificano anche dei supporti esterni per gli atleti (MENTAL COACH) che aiutino ad imparare e a lavorare anche mentalmente.
Per atleti amatori, anche la sola presenza di un altro atleta in allenamento o comunque della squadra (soprattutto nei settori giovanili) diventa UN ASPETTO FONDAMENTALE, in quanto subentra anche un aspetto legato alla competizione fra pari, all’orgoglio personale… Tutte variabili che devono essere gestite e convogliate in modo proficuo e positivo, al fine di avere sempre stimoli nuovi e MOLTA MOTIVAZIONE!!!
Saverio Ottolini
Sport Attitude
supertraining@virgilio.it
Posted on

Proteine e Preparazione Invernale

Quando si parla di proteine l’atleta richiama alla mente immagini di sportivi con marcata ipertrofia muscolare, legando l’assunzione di integratori proteici alla sola muscolazione e allo sviluppo della massa magra.
Per questo motivo il ciclista amatore non ha mai preso in considerazione l’integrazione proteica, pensando che lo avrebbe portato ad aumentare peso e quindi ad abbattere le sue prestazioni in salita.
Le moderne acquisizioni relative all’allenamento invernale del ciclista, tuttavia, prevedono spesso un periodo di preparazione generale con sedute di lavoro anche in palestra non solo effettuando squat ed esercizi sulla leg press per potenziare gli arti inferiori, ma anche con esercizi di preatletismo generale e di cosiddetto allenamento funzionale al fine di rafforzare anche la parte superiore del corpo, per ottenere una maggiore stabilita’ in sella e un conseguente aumento delle prestazioni.
Inoltre, va tenuto presente che uno sportivo di Endurance, come il ciclista, ha un notevole turnover proteico fisiologico; le proteine infatti non sono associate al solo muscolo ma hanno nell’organismo funzioni diversissime: trasporto (come l’emoglobina), trasmissione (i neurotrasmettitori e i recettori), difesa (immunoglobuline) e ricostruzione di pelle e annessi cutanei (capelli, unghie).
Anche il ciclista, quindi, non dovrebbe sottovalutare l’importanza di un buon apporto proteico nella sua dieta e dovrebbe prestare attenzione affinche’ il quantitativo di proteine assunte non sia inferiore ai dosaggi raccomandati in materia di nutrizione dello sportivo.
Piu’ ricercatori hanno provato a tracciare linee guida per questo argomento ed esistono diversi pareri sulla supplementazione di proteine in soggetti che praticano attivita’ sportiva ma l’International Society of Sport Nutrition (ISSN) ha redatto in maniera chiara e comprovata scientificamente sette pilastri cardine per l’uso di questi nutrienti nella dieta dell’atleta.

1) Lo sport richiede un maggior apporto proteico.
Sebbene il dosaggio raccomandato per le proteine sia di 0,8g/Kg al giorno, per chi pratica attivita’ sportiva questo quantitativo spesso non e’ sufficiente a riparare efficacemente il tessuto muscolare e a evitare il catabolismo della massa magra.

2) Indicazioni di assunzione giornaliera.
L’ISSN, allineandosi agli studi sotto riportati, consiglia un’assunzione di 1,4g/kg/die per chi svolge attivita’ di tipo aerobico come il ciclista o il fondista. Dopo il “text book of work physiology” (1986) di Astrand e Rodhal, un altro importante studio (Lemmon: “do athletes need more dietary proteins and amino acids'” 1995 Int. J Sport Nutr.) ha individuato un intake adeguato di proteine per lo sportivo di 1,2-2g/kg/die di proteine, a seconda della tipologia di attivita’ svolta e della sua intensita’. All’interno di questo range il fabbisogno varia in relazione alla biodisponibilita’ delle proteine, l’assunzione di carboidrati e il momento dell’assunzione.

Non ci sono studi che dimostrino che un’assunzione superiore al dosaggio raccomandato di proteine, su soggetti sani che svolgano attivita’ sportiva, possa generare effetti indesiderati; d’altra parte ci sono diverse testimonianze che uno scarso apporto proteico possa ridurre di molto l’adattamento all’allenamento.

4 L’integrazione di proteine
Oltre che con gli alimenti tradizionali (carne, uova, legumi, pesce…), si puo’ arrivare all’intake proteico ottimale usando integratori di proteine in polvere; le fonti proteiche possono essere diverse: soia, latte, uovo, ecc… ma tutte hanno la principale caratteristica di essere conservabili a lungo. Un altro vantaggio dell’assunzione di proteine in polvere e’ l’ottima biodisponibilita’ e l’alta digeribilita’.

5 Tipi di proteine
La letteratura scientifica piu’ recente ha individuato nelle miscele di diverse fonti proteiche una sequenziale risposta aminoacidemica: in particolare l’associazione di proteine del siero alla caseina permette di avere una risposta pronta e duratura utile in particolare per il recupero muscolare post-esercizio.

6)Attenzione al momento dell’assunzione!
La Societa’ Internazionale di Nutrizione dello Sport (ISSN) ha individuato nel pre e nel post esercizio il timing adeguato per l’assunzione di integratori con componente proteica all’interno; questo sembra migliorare la capacita’ di recupero e l’adattamento all’allenamento.

7) Gli amminoacidi
Ultima indicazione dell’ISSN riguarda l’uso di amminoacidi, in particolare i ramificati (leucina, isoleucina e valina), che possono essere molto utili nel caso si voglia velocizzare il recupero: i BCAA infatti hanno la capacita’ di contrastare efficacemente il catabolismo muscolare e promuovere la ricrescita della massa magra.

APPROFONDIMENTO PROTEIN HTP
l’integratore proteico per il ciclistaBasandosi sulle piu’ recenti acquisizioni in materia di nutrizione dello sportivo tracciate dal ISSN e diffuse in Italia tra gli altri anche dalla prestigiosa Societa’ Italiana di Alimentazione e Sport (SIAS), lo staff di Ricerca e Sviluppo di EthicSport ha recentemente formulato un integratore proteico di nuova generazione particolarmente adatto per lo sportivo.
Nel periodo invernale il ciclista, ma piu’ in generale lo sportivo di endurance, che svolge sedute di carico destinate al potenziamento generale, puo’ trovare in PROTEIN HTP un valido alleato, utile per nutrire efficacemente le sua muscolatura

Caratteristiche
Protein HTP e’ una associazione complessa di proteine ad alto valore biologico, studiata per lo sportivo che ha esigenze di ricostruzione muscolare. La particolare miscela sfrutta la sinergia tra proteine ottenute per concentrazione del siero del latte con una piccola aliquota di puro caseinato di calcio, permettendo cosi’ un assorbimento frazionato.
La tecnologia impiegata, cross flow ultra filtration and micro filtration, permette di concentrare polipeptidi, lattoglobuline isolate e lattoferrina garantendo una biodisponibilita’ dei nutrienti massima e una solubilita’ eccezionale. Il prodotto ha un alto valore biologico, ottima digeribilita’, BCAA (6500mg/dose), glutammina (6000mg/dose) e, cosa non trascurabile, un gusto gradevole in entrambi i flavour proposti: cacao e vaniglia.
Il prodotto apporta anche FOS (fruttooligosaccaridi) e un elevato tenore di lattoferrina (330mg/dose). I Frutto-Oligosaccaridi, presenti in diverse specie di vegetali, costituiscono gran parte della cosiddetta fibra alimentare e hanno attivita’ prebiotica.

I FOS non sono idrolizzabili dagli enzimi digestivi umani e non vengono assorbiti dalla mucosa intestinale, giungono pertanto inalterati nel colon, dove:

  • vengono fermentati dalla microflora intestinale portando l’incremento dei bifidobatteri;
  • aumentano la produzione di acidi carbossilici che, portando a una diminuzione del pH, ostacola la crescita di microrganismi patogeni;
  • aumentano l’assorbimento di alcuni minerali ed ottimizzano il metabolismo proteico.
    La lattoferrina e’ una proteina globulare multifunzionale, parte del nostro sistema immunitario, normalmente presente nel latte.
Posted on

Intolleranza al lattosio

DEFINIZIONE

Si definisce “intolleranza al lattosio” l’insieme dei sintomi che possono presentarsi per la incapacità di digerire il lattosio, il principale zucchero contenuto nel latte, causata da una carenza di lattasi, l’enzima che scinde il lattosio in zuccheri semplici che vengono poi assorbiti dal tratto gastrointestinale. Non tutte le persone che hanno una carenza di lattasi sviluppano sintomi clinicamente rilevanti, ma quelli che li sviluppano vengono definiti “intolleranti al lattosio”. L’intolleranza al lattosio nell’adulto è molto comune: negli Stati Uniti, fino al 22% degli adulti è affetto da carenza di lattasi mentre i Nord-Europei hanno la prevalenza più bassa (circa il 5%). Nell’ Europa centrale la prevalenza è circa il 30% e nell’Europa del sud sfiora il 70%, come negli Ispanici e negli Ebrei. Non vi sono invece differenze significative di incidenza fra i due sessi. L’ espressione e l’attività della lattasi iniziano a diminuire nella maggior parte delle persone intorno ai 2 anni di vita con una riduzione progressiva geneticamente programmata, ma i sintomi di intolleranza al lattosio raramente si sviluppano prima dei 6 anni.

SINTOMI

 I sintomi più comuni dell’intolleranza al lattosio sono gastrointestinali: dolore addominale non specifico e non focale, crampi addominali diffusi, gonfiore e tensione intestinale, aumento della peristalsi con borborigmi facilmente auscultabili e con movimenti talora palpabili, meteorismo, flatulenza e diarrea con feci poltacee, acquose, acide, che insorgono da 1 a poche ore dopo l’ingestione di latte o latticini o comunque di alimenti contenenti lattosio . Tuttavia tali sintomi non sono specifici: altri disordini come la ipersensibilità alle proteine del latte, reazioni allergiche ad altri cibi, o intolleranze ad altri glicidi possono causare sintomi simili. Si stima che occorrano più di 240 ml di latte al giorno (12 grammi di lattosio) per causare sintomi in soggetti con carenza di lattasi. L’insorgenza della sintomatologia è anche dipendente dal cibo associato, in quanto è legata alla velocità di svuotamento gastrico: se il lattosio si sposta rapidamente dallo stomaco ad un intestino con bassa attività lattasica, i sintomi saranno più evidenti. Quindi se il lattosio viene ingerito insieme a carboidrati (specie i carboidrati semplici), che aumentano la velocità di svuotamento gastrico,  i sintomi sono più probabili o più intensi, mentre se viene ingerito insieme a grassi, che riducono la velocità di svuotamento gastrico, i sintomi possono essere molto ridotti o addirittura assenti. 

DIAGNOSI 

Nella diagnosi differenziale, bisogna tenere presente le allergie alle proteine del cibo ed in particolare a quelle del latte e del grano, che possono mimare in parte l’intolleranza al lattosio, e l’infiammazione della mucosa intestinale dovuta ad infezione o l’enterite da ipersensibilità alle proteine che causano una intolleranza al lattosio secondaria.

 E’ tipica la presenza di feci poltacee, acquose, acide, spesso con eccesso di gas e associate ad urgenza che insorge poche ore dopo l’ingestione di sostanze contenenti lattosio.

E’ quanto meno discutibile fare diagnosi di intolleranza al lattosio basandosi sulla scomparsa dei sintomi in seguito a dieta di eliminazione dei prodotti contenenti lattosio, in quanto gli stessi sintomi possono essere dovuti ad esempio ad una allergia alle proteine del latte, specialmente nei bambini. Per fare diagnosi sono quindi necessari esami diagnostici di laboratorio. L’analisi delle feci mostra una aumentata acidità (pH inferiore a 5.5) e la presenza di sostanze riducenti, che indicano che i carboidrati non sono stati assorbiti. Tuttavia tali alterazioni nelle feci sono presenti in tutte le sindromi da malassorbimento di carboidrati ed anche nella “Sindrome da Sovraccrescita Batterica” nel tenue. Fra i test diagnostici non invasivi, particolare importanza assume il Breath Test all’ Idrogeno. Il meccanismo su cui si basa il “test del respiro” è semplice: il malassorbimento del lattosio porta alla fermentazione dello zucchero da parte della flora batterica intestinale con produzione di idrogeno che viene assorbito nel sangue ed eliminato attraverso i polmoni. Il malassorbimento del lattosio può quindi essere dimostrato dall’aumento della quantità di idrogeno esalato dopo un carico orale di 20 g di lattosio. Tale test è altamente specifico, di facile esecuzione e di costo contenuto e rappresenta attualmente il test di prima scelta nella diagnosi di intolleranza al lattosio. Inoltre, in presenza di flora batterica nell’intestino tenue, la fermentazione del lattosio avviene precocemente e può causare un innalzamento precoce dei livelli di idrogeno nel respiro (> 20 ppm), con un picco ulteriore tardivo per la fermentazione nel colon. Tale andamento della concentrazione di idrogeno nel respiro, può quindi essere utile nella diagnosi della Sindrome da Sovraccrescita Batterica nel tenue. Fra le procedure invasive ricordiamo la biopsia della mucosa del piccolo intestino, quasi mai necessaria per la diagnosi di intolleranza al lattosio, ma utile per individuare malassorbimenti da causa non chiara.

TERAPIA

Il cardine della terapia è la dieta a ridotto contenuto di lattosio. La quantità di lattosio tollerata dai vari soggetti è variabile, pertanto è opportuno eliminare gradualmente gli alimenti iniziando da quelli a più alto contenuto in lattosio (latte, yogurt, formaggi freschi) in modo da valutare la soglia di tolleranza del paziente. Tali alimenti possono essere sostituiti con alimenti analoghi privi di lattosio che attualmente si trovano in commercio con facilità. Ove non sia possibile l’eliminazione di alcuni alimenti contenenti lattosio, è disponibile una Lattasi in compresse (Lacdigest), che ingerita insieme al cibo aiuta nella digestione del lattosio. Una compressa di Lattasi digerisce fino a 5 g di Lattosio e cioè il contenuto di 100 ml di latte vaccino. Poiché gli alimenti contenenti grandi quantità di lattosio contengono anche grandi quantità di calcio, è consigliabile una supplementazione di calcio in tutti i pazienti sottoposti ad una stretta dieta di eliminazione ed in particolare nei bambini che richiedono grandi quantità di calcio per lo sviluppo osseo. Anche se i sintomi sono direttamente correlati alla quantità di lattosio ingerito, è bene sapere che il lattosio non è contenuto solo nel latte e nei suoi derivati freschi, ma anche, sebbene in piccole quantità, in alcuni tipi di pane, dolci al forno (ciambelloni e simili), cereali, margarine, caramelle, merendine, salami. E’ importante imparare a leggere la composizione degli alimenti presente sulle etichette dei prodotti.

BIBLIOGRAFIA

Griffin MP, Hansen JW: Can the elimination of lactose from formula improve feeding tolerance in premature infants? J Pediatr 1999 Nov; 135(5): 587-92 Guandalini S.: Treatment of acute diarrhea in the new millennium. J Pediatr Gastroenterol Nutr 2000; 30: 486-9. Kuokkanen M, Kokkonen J, Enattah NS: Mutations in the Translated Region of the Lactase Gene (LCT) Underlie Congenital Lactase Deficiency. Am J Hum Genet 2006; 78: 339-44. Montalto M, Curigliano V, Santoro L: Management and treatment of lactose malabsorption. World J Gastroenterol 2006; 14: 187-91 Savaiano DA, Boushey CJ, McCabe GP: Lactose intolerance symptoms assessed by meta-analysis: a grain of truth that leads to exaggeration. J Nutr 2006; 136: 1107-13. Shulman RJ,, Wong WW, Smith EO: Influence of changes in lactase activity and small-intestinal mucosal growth on lactose digestion and absorption in preterm infants. Am J Clin Nutr 2005; 81: 472-9

Posted on

La flora intestinale e gli antibiotici

Che cos’e’, quando si altera e come si ripristina 

La flora batterica intestinale, costituita da microrganismi appartenenti a numerosi ceppi differenti, colonizza fisiologicamente l’intestino, dove vive in simbiosi con l’ospite e ricopre alcune funzioni fondamentali per il corretto funzionamento dell’apparato digerente. La flora intestinale interviene, infatti, nei processi digestivi (soprattutto di zuccheri e acidi grassi), nella sintesi di vitamine (complesso B, vitamine C e K), favorisce l’assorbimento di oligoelementi, esercita una funzione protettiva nei confronti di batteri patogeni e di agenti di natura virale o alimentare potenzialmente dannosi per l’intestino e partecipa alla produzione dei gas intestinali. 

Per cause molteplici, infettive (legate all’assunzione di farmaci), nutrizionali o in relazione allo stress, la flora intestinale puo’ tuttavia subire variazioni (si parla allora di dismicrobismo intestinale, a indicare un’alterazione della composizione quantitativa e/o qualitativa) che alterano l’equilibrio fisiologico e compromettono la normale funzione intestinale, con comparsa di manifestazioni locali quali meteorismo, gonfiore addominale e diarrea. La principale causa di dismicrobismo e’ rappresentata dalle terapie farmacologiche, soprattutto con antibiotici. 

Gli antibiotici, infatti, agiscono contro tutti i tipi di batteri, eliminando non solo i patogeni, ma anche i batteri simbionti che costituiscono la normale flora intestinale. I soggetti piu’ sensibili agli effetti delle terapie antibiotiche sono i bambini, in cui la flora batterica non e’ ancora matura, e gli anziani, in cui, al contrario, la flora batterica e’ in parte modificata come risultato del naturale processo di invecchiamento. Diviene pertanto essenziale favorire il ripristino di un corretto ambiente intestinale: in quest’ottica il medico, riconoscendo il ruolo di primaria importanza svolto dai probiotici (“microrganismi vivi e vitali che, quando assunti in quantita’ adeguata, conferiscono un effetto benefico all’organismo ospite” [linee guida del Ministero della Salute]), di regola ne suggerisce l’assunzione che, sicura ed efficace sia nel bambino sia nell’adulto e nell’anziano, permette di ristabilire la normale flora intestinale e le corrette funzioni dell’apparato digerente. 

Consigli utili

Quando e’ necessario sottoporsi a terapia antibiotica, e’ importante prestare attenzione all’alimentazione. I pasti dovrebbero essere facilmente digeribili, cucinati in modo semplice, poveri di grassi e ricchi di vitamine; meglio invece evitare, se presente diarrea, legumi, alimenti integrali e verdure. e’ inoltre possibile introdurre prebiotici con l’alimentazione: si tratta di sostanze in grado di arrivare al colon intatte, non digerite; in questa sede vengono trasformate in acidi grassi a catena breve dalla flora batterica locale, con un effetto di inibizione della crescita dei microrganismi patogeni, stimolazione dei batteri simbionti e miglioramento complessivo della funzionalita’ intestinale. I prebiotici sono contenuti in molti alimenti, come farina di frumento, germe di grano, aglio, cipolla, porri e fagioli. 

Suggerimenti

L’assunzione di batteri sporigeni del genere Bacillus clausii e’ in grado non solo di combattere il dismicrobismo, ripristinando l’equilibrio della flora intestinale alterato nel corso di terapie con antibiotici e contribuendo a correggere le conseguenti disvitaminosi, ma anche di prevenire le alterazioni della flora batterica intestinale. B. clausii, resistente ai succhi gastrici, al calore e a molti antibiotici (caratteristica estremamente importante che ne consente l’assunzione in concomitanza con la cura antibiotica, allo scopo di prevenire gli squilibri della flora intestinale causati dagli antibiotici stessi), e’ disponibile in flaconcini e capsule rigide e puo’ essere utilizzato con sicurezza anche nel bambino e nell’anziano (Enterogermina*). 

Si suggerisce inoltre l’uso di integratori di vitamina C, che aiutano le difese immunitarie e rappresentano un valido supporto all’alimentazione. Tali integratori sono disponibili in bustine per adulti e in compresse effervescenti per bambini, da sciogliere direttamente in bocca (Agruvit C e Agruvit Junior).

Posted on

Celiachia

Cos’e’ la celiachia?

La celiachia, denominata anche enteropatia immuno-mediata o enteropatia glutine-sensibile, e’ una complessa condizione patologica dovuta a fattori genetici ed ambientali. Deriva da una decisa risposta autoimmunitaria dell’organismo scatenata dall’ingestione di glutine, che esercita una azione tossica sull’intestino, alterando la struttura e la funzionalita’ delle cellule della parete intestinale (enterociti). Ne risulta cosi’ compromesso l’assorbimento di alcuni nutrienti (sali minerali, vitamine e proteine) e lo stato nutrizionale del soggetto.

Cosa è il glutine ?

Il glutine rappresenta la frazione proteica principale nel frumento, il cereale piu’ consumato in Italia, ed e’ contenuto in : orzo, segale, farro, sorgo, spelta, criticale, kamut. Il glutine non esiste come componente a se stante, bensi’ rappresenta la massa proteica di consistenza elastica. Sul piano nutrizionale le proteine che lo costituiscono non hanno un valore biologico elevato, poiche’ sono povere di alcuni aminoacidi essenziali mentre sono ricche di prolina e acido glutammico, caratteristica importante ai fini della tossicita’ per il celiaco. Il glutine gioca un ruolo molto importante nella produzione dei prodotti da forno (pane, pizza, focacce, biscotti, dolci) infatti in soluzione acquosa, come avviene nell’impasto di farina di frumento ed acqua, forma un reticolo proteico tridimensionale all’interno del quale vengono intrappolati i gas che si formano durante la lievitazione e’ cio’ che conferisce coesivita’, elasticita’ e resistenza all’estensione dell’impasto. Per le sue caratteristiche il glutine purificato rappresenta un interessante ingrediente per l’industria alimentare che lo utilizza come additivo in vari alimenti confezionati quali piatti pronti, salumi o dolciumi di vario tipo.

Quali danni provoca il glutine ai celiaci ?

Le pareti dell’intestino umano hanno delle sporgenze digitiformi chiamate villi che permettono l’assorbimento dei cibi ingeriti. Se una persona celiaca dovesse assumere glutine, i suoi villi intestinali si appiattirebbero, non riuscendo piu’ a svolgere il loro compito.

Quali sono i principali sintomi ?

Nei bambini i primi sintomi della malattia si possono manifestare dopo pochi mesi dall’introduzione del glutine nella dieta durante lo svezzamento, che coincide approssimativamente con la fine del primo anno di vita. I sintomi caratteristici sono la diarrea cronica, dolori addominali, vomito e addome globoso. Si puo’ anche verificare un arresto della crescita o una perdita di peso, scarso appetito e muscolatura poco sviluppata. Nel bambino piu’ grande i sintomi intestinali si fanno meno evidenti, puo’ esserci ancora diarrea o viceversa stitichezza, anemia sideropenica (da carenza di ferro) e a volte la bassa statura puo’ essere l’unico segno esteriore che porta a sospettare celiachia.

Negli adolescenti e negli adulti i sintomi tendono ad essere sfumati, spesso senza diarrea e con il coinvolgimento di organi diversi dall’intestino; in questi casi e’ ancora piu’ difficile riconoscere la malattia e cio’ puo’ ritardare ulteriormente la diagnosi. I segni e i sintomi a cui fare attenzione sono: l’anemia sideropenica, la comparsa e il persistere di ulcere in bocca (afte), la stanchezza persistente, gonfiori alle gambe e alle palpebre, piccoli sanguinamenti cutanei, anomalie dello smalto dei denti o malattie della pelle come la dermatite erpetiforme. Meno frequenti ma sempre da considerare con attenzione sono la spiccata fragilita’ delle unghie, un’anomala caduta di capelli, epilessia o dolore osseo con deficit di calcio e vitamina D.

Come si scopre la celiachia ?

Oggi esistono semplici esami del sangue che consentono al medico (pediatra, gastroenterologo o medico di base) di arrivare rapidamente ad una diagnosi certa. Ormai il percorso e’ standardizzato e prevede due tappe. analisi emato-cliniche: test dei livelli di ferro (anemia sideropenica), di rame, di acido folico e calcio. Altri esami da eseguire sono la ricerca di anticorpi. Numerosi sono gli anticorpi associati alla celiachia ma tre sono specifici: anti-endomisio (EMA); anti-gliadina (AGA) e anti-trasglutaminasi serica tissutale (tTG). Se risultano positivi o alterati nei valori, si avvia la seconda tappa.

esame bioptico: e’ necessario fare una esofago-gastro-duodenoscopia con biopsia del piccolo intestino. Con la biopsia intestinale, esame definitivo per la diagnosi, viene prelevato un piccolo frammento di mucosa intestinale, e successivamente esaminato al microscopio (esame istologico). L’esame istologico mette in evidenza, nel celiaco a dieta libera, la pressoche’ totale scomparsa dei villi intestinali con ipertrofia delle cripte e l’aumento dei linfociti intraepiteliali. Definita dal medico: mucosa piatta!

La dieta senza glutine

La dieta priva di glutine e’ al momento l’unica terapia possibile per la celiachia, poiche’ consente la completa normalizzazione della mucosa intestinale, con la ricrescita del villi a livello dell’intestino tenue e la scomparsa dei sintomi eventualmente presenti. Seguire una dieta priva di glutine non e’ un limite o una rinuncia continua, esistono infatti molti alimenti naturalmente privi di glutine che da sempre fanno parte dell’alimentazione mediterranea e che possono essere un valido spunto per piatti semplici e particolari destinati a tutti, celiaci e non. L’alimentazione deve essere equilibrata – moderata e variata seguendo i principi della “dieta mediterranea” e non si discosta dalle Linee Guida indicate per tutta la popolazione italiana (Linee guida per una sana alimentazione italiana revisione 2003). Il celiaco dovra’ solo fare attenzione al gruppo dei cereali e derivati, scegliendo tra i cereali quelli naturalmente privi di glutine o utilizzando i sostituti che attualmente si trovano in commercio. Alla corretta alimentazione va sempre associata l’attivita’ fisica, ottimo strumento per il mantenimento del peso corporeo. Il consenso scientifico e’ ormai unanime nell’affermare che la sedentarieta’ abituale oltre a rappresentare un fattore predisponente all’obesita’, coinvolge anche altri aspetti della salute.